Movida: FIPE Napoli, “Delibera sbagliata, colpisce le imprese ma non risolve il problema”
NAPOLI – “La delibera sulla movida è sbagliata nel metodo e nel merito: invece di affrontare le reali cause del fenomeno, finisce per colpire le attività regolari”.
È quanto emerso dal Consiglio straordinario di FIPE Napoli riunito mercoledì 29 Aprile per analizzare il provvedimento in discussione in Consiglio Comunale.
“La stessa delibera richiama le analisi dei consulenti tecnici d’ufficio (CTU), che evidenziano chiaramente come i fenomeni di disturbo siano riconducibili a comportamenti antropici e aggregazioni spontanee fuori controllo, e non ai pubblici esercizi. Di fronte a questo dato, è inaccettabile che la risposta dell’Amministrazione sia limitare orari e attività di chi opera nel rispetto delle regole”.
FIPE sottolinea come le misure previste vadano a incidere pesantemente su:
* somministrazione e utilizzo dei dehors
* attività di asporto, con effetti penalizzanti per i locali più piccoli e privi di spazi esterni
“Il rischio concreto è quello di indebolire l’intera filiera commerciale e turistica, con ricadute su occupazione e attrattività della città, riducendo al tempo stesso il presidio di legalità garantito dagli esercenti”, ha dichiarato il Presidente FIPE Napoli Massimo Di Porzio.
“La gestione dell’ordine pubblico non può essere scaricata sulle imprese. Così si rischia di spegnere il centro senza risolvere il problema”.
La Federazione ribadisce quindi:
* contrarietà al provvedimento
* richiesta di apertura immediata di un tavolo di confronto con il Comune
* adesione alla normativa nazionale vigente sugli orari, senza restrizioni locali penalizzanti
FIPE Napoli si dice comunque pronta a collaborare per soluzioni efficaci, proponendo anche di valutare, su base volontaria, una partecipazione economica degli esercenti per rafforzare i controlli sul territorio, attraverso il sostegno agli straordinari della Polizia Municipale.
“Serve inoltre individuare e perimetrare in modo chiaro le aree urbane e pedonalizzate, per gestire i flussi e affrontare concretamente i fenomeni di disturbo”.
“Gli imprenditori sono pronti a fare la loro parte, ma non accetteranno di essere il capro espiatorio di un problema che richiede risposte serie e condivise”.